Man Ray “genio ribelle”

Autoritratto, 1932Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi  interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. E’ un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell’idea,  mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzione. Fra le due non c’è conflitto”.

Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky, nasce a Philadelphia il 27 agosto del 1890. I suoi genitori emigrano dalla Russia negli Ingres violin, 1924Stati Uniti durante gli anni Ottanta. Nel 1897 la famiglia si trasferisce a Brooklyn, New York, dove Emmanuel inizia ad interessarsi di arte e architettura.
Qui compie gli studi secondari, al liceo impara il disegno a mano libera e altre tecniche di base dell’architettura e dell’ingegneria.
Fuori dalle regole, odiava la particolare attenzione riservata dal suo maestro d’arte, preferendo frequentare musei d’arte e studiare da autodidatta le opere degli antichi maestri.
Dora Maar, 1936Nel 1908 a compimento degli studi liceali riceve una borsa di studio per frequentare la facoltà di architettura alla New York University. Con grande disappunto dei suoi genitori e professori, si rifiuta di accettare il premio dicendo a famiglia e amici: “Non mi interessa l’aspetto esteriore. Sono interessato all’interno di un edificio. Dammi spazio, luce e calore, e mi prenderò cura del resto.
Emmanuel è attratto dalle gallerie e musei di Manhattan e diventa un visitatore regolare della Galleria 291 di Alfred Stieglitz, dove è introdotto al concetto di fotografia come arte ed entra in contatto per la prima volta con il modernismo europeo. Nel 1912 la famiglia Radnitzky cambia il proprio cognome in Ray ed Emmanuel decide di Noire et Blanche, 1926adottare una versione abbreviata del proprio nome, Man. Da questo momento in poi firma le sue opere con Man Ray (“ uomo raggio” spesso abbreviato in MR).
Nel 1913 lascia la sua casa per vivere con una comunità di artisti a Ridgefield, New Jersey, dove incontra, e presto sposa, la poetessa belga Donna Lecoeur, pseudonimo Adon Lacroix, che lo introduce alle opere dei poeti francesi Mallarmé, Rimbaud e Apollinaire. Nell’estate del 1915 l’artista francese Marcel Duchamp visita la comunità e diventa amico e collaboratore di Man Ray. Dopo aver lasciato Le Baiser, 1930Ridgefield ed essersi trasferito a New York, Man Ray inizia a guadagnarsi da vivere proprio con la fotografia, realizzando ritratti e documentando le opere di altri artisti allo scopo di arrotondare gli scarsi guadagni provenienti dalla vendita dei suoi dipinti. Nel 1921 Marcel Duchamp ritorna in Francia e invita Man Ray a raggiungerlo. A Parigi Man Ray è subito adottato dai dadaisti. Inizia a lavorare come fotografo professionista e con il tempo diviene un collaboratore di “Harper’s Bazar”, “Vogue”, “Vu”, “Vanity Fair” e altre riviste famose. Les Larmes, 1932
Al crescere della sua popolarità, anche la sua clientela si espande fino a comprendere esponenti dei livelli più alti della società francese. Sebbene in quegli anni Man Ray sia noto soprattutto per i ritratti, è allora riconosciuto come artista della fotografia grazie ai suoi rayogrammi, una delle invenzioni più straordinarie del XX secolo e rappresentano, un momento di totale rottura dai canoni tradizionali della fotografia, sia in senso espressivo che realizzativo.
Rayograph, 1921Si tratta di immagini ottenute da materiali fotosensibili impressionati senza l’ausilio di obiettivi e di fotocamera, e senza la mediazione del negativo, realizzate mettendo a contatto l’oggetto direttamente con il liquido di emulsione. La notte si consumava come di consueto tra bacinelle, bicchieri graduati, penombra rossa. Basta una piccola disattenzione, e un nuovo capitolo di storia della fotografia si apre, magicamente, con la stessa naturalezza con cui le forme si disegnano sulla carta: “Un foglio di carta sensibile intatto, finito inavvertitamente tra quelli già esposti, era Rayographstato sottoposto al bagno di sviluppo. Mentre aspettavo invano che comparisse un’immagine, con un gesto meccanico poggiai un piccolo imbuto di vetro, il bicchiere graduato e il termometro nella bacinella sopra la carta bagnata. Accesi la luce; sotto i miei occhi cominciò a formarsi un’immagine: non una semplice silhouette degli oggetti, ma un’immagine deformata e rifratta dal vetro, a seconda Rayograph, 1934che gli oggetti fossero più o meno a contatto con la carta, mentre la parte direttamente esposta alla luce spiccava come in rilievo sul fondo nero … Prendevo tutti gli oggetti che mi capitavano sotto mano: la chiave della camera d’albergo, un fazzoletto, delle matite, un pennello, una candela, un pezzo di spago. Non era necessario immergerli nel liquido, bastava posarli sulla carta e poi esporli per pochi minuti alla luce, come con i negativi“.
La tecnica venne via via limata e accresciuta, giocando sugli infiniti accostamenti di oggetti opachi, traslucidi o trasparenti, sulla distanza degli oggetti dalla carta e sulla direzione della sorgente di luce, spostata attorno all’oggetto, che gli permise di raggiungere infiniti effetti e gradazioni di toni: tutto questo, più che mai, era dipingere con la luce.Dora Maar, 1936
Man Ray non amò mai la macchina fotografica né provò mai ammirazione per essa, ai suoi studenti diceva “Se volete fare fotografie, gettate via la macchina fotografica”, e ancora: “Un certo disprezzo per i materiali usati per esprimere un’idea è indispensabile alla più pura realizzazione di tale idea”.
La solarizzazione è un altro importante elemento della sua fotografia e molti dei suoi ritratti combNude (solarizzazione), 1929inano questa tecnica con l’uso di retini per diffondere l’immagine stampata. La sua nascita è anch’essa avvolta da un alone di leggendaria casualità – si fonda su un procedimento di base che consiste nell’esposizione alla luce di un negativo per metà sviluppato: l’immagine finale apparirà così parzialmente invertita nei toni, avvolta da un bagliore che evoca suggestivamente l’idea metafisica d’aura, e circoscritta da un nitido contorno, nero o argentato a seconda dei casi. TuttaJuliet and Margaret (solarizzazione), 1948 la sua opera  fotografica può essere vista come un tentativo continuo di piegare il mezzo fotografico al disegno, contro ogni aspettativa: addomesticare la luce perché si faccia linea. E la solarizzazione è forse il risultato più alto in questo senso. Poetico e dissacratore, nelle sue opere esplora la sensualità dei corpi, i simboli e gli effetti sognanti dell’arte, attraverso uno stile che non rimane mai costante e che vive della  ricerca di forme sempre nuove di comunicazione.
Ormai fotografo affermato, attività alla quale dedica sempre più tempo, l’artista Man Ray vive tuttavia un crescente sentimento di frustrazione.
Natacha Allongée (solarizzazione), 1931Negli anni Trenta diminuisce progressivamente il suo impegno come fotografo per tornare ad occuparsi di pittura e a collaborare con altri artisti. Il clima politico in Europa sta cambiando con segnali di conflitto sempre più marcati provenienti dall’Italia e dalla Germania. Il 6 agosto 1940 si imbarca da Lisbona per gli Stati Uniti e dieci giorni dopo giunge a Hoboken, New Jersey. Per Man Ray, allora cinquantenne, aver abbandonato la Francia ha significato abbandonare ogni certezza, un’attività di successo, gran parte del lavoro di una vita, amici e affetti. A New York, sentendosi depresso, accetta l’offerta di un amico di Solarizzazione, 1929attraversare con lui in macchina gli Stati Uniti. Il mattino successivo al suo arrivo a Los Angeles, telefona a Juliet Browner, una modella del Bronx, che lo raggiunge immediatamente e insieme vanno a vivere in un appartamento al 1245 di Vine Street, trasformato nello “Studio Man Ray”. Man Ray e Juliet si sposano nel 1946.
Il soggetto principale di Man Ray durante gli anni californiani è Juliet, ritratta e fotografata con affetto, intensità e delicato umorismo. Conclusa la guerra in Europa, Man Ray apprende dagli amici che le sue opere e i suoi beni sono al sicuro ed è invitato a far ritorno alla sua terra d’adozione. Man Ray e Juliet lasciano Los Angeles e il 15Kiki (Alice Prin),1925 marzo s’imbarcano per la Francia da New York.
Gli anni Cinquanta trascorsi a Parigi sono per Man Ray un periodo di rinnovata e intensa attività. Sebbene dichiari di non voler più occuparsi di fotografia, continua a realizzare ritratti e a sperimentare con il colore e la fotografia istantanea. Fino a tutti gli anni Sessanta continua a produrre bozzetti, preferendo l’inchiostro su carta, e a dipingere. Il riconoscimento alla sua opera arriva con l’assegnazione di una medaglia d’oro aThe Lovers, 1936lla Biennale di Venezia del 1961 e l’inclusione delle sue opere nell’importantissima mostra Dada, Surrealism, and their Heritage al Museo di Arte Moderna di New York nel 1968. Nel 1976 il governo francese gli assegna l’Ordine per merito artistico. In seguito a questi riconoscimenti, il mercato delle sue opere si allarga notevolmente e Man Ray inizia a riprodurre i suoi primi dipinti sotto forma di litografie e a creare copie dei suoi oggetti unici.
Muore a Parigi, nel 1976, all’età di 86 anni. Come recita l’epitaffio sulla sua lapide quest’artista “Non curante ma non indifferente”, ha coinvolto chiunque si avvicinasse alla sua opera in un’avventura di irrequieta ricostruzione visionaria del mondo che lascia la sua impronta avveniristica ancora oggi nella società e nella cultura odierna.
Così lo ricorda  Fritz Gruber: “La sua prolificità, la sua mancanza di preoccupazione per le regole e l’universalità del suo stile dona a Man Ray qualcosa fuori da qualsiasi scuola … E’ impossibile limitarlo entro etichette  entro le caratteristiche di uno stile … Man Ray è Man Ray”.


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