Enzo Sellerio, la mia Sicilia.

“Chiedo perdono alla Sicilia così poco sicula …Manca la lupara, ma anche la tonnara e la zolfara …Mancano i fichi d´india, magari di cartapesta come quello che zu´ Natalì, fotografo palermitano di gran scorza, portava nel bagagliaio dell´auto per piazzarlo di fianco al cadavere del morto ammazzato di mafia, perché <<senza fico d´india i giornali poi non mi comprano la foto>>”.

Enzo Sellerio nacque a Palermo nel 1924 da padre italiano e madre ebrea russa, laureandosi in giurisprudenza a soli vent’anni. Dopo una veloce carriera come giurista, arriva alla fotografia professionale nel 1952, quando partecipa a un concorso fotografico, vince 50mila lire e ottiene la pubblicazione su un’importante rivista di settore in Sicilia <<Cinema Nuovo>>.
Nel 1955 viene pubblicato il suo primo reportage «Borgo di Dio», per la toccante drammaticità delle immagini, è correntemente citato nei manuali di storia della fotografia come una delle realizzazioni esemplari della fotografia socialmente impegnata di quegli anni, ed è considerato uno dei capolavori della fotografia neorealista in Italia. Attraverso questa serie fotografica, documentò l’esistenza della comunità fondata dal sociologo Danilo Dolci in una delle zone allora più depresse della Sicilia – coincidente con i paesi di Trappeto e Partinico – allo scopo di combattere, attraverso la via della nonviolenza e del coinvolgimento attivo dei soggetti, piaghe quali la mafia e la connivenza della classe politica, l’analfabetizzazione, la disoccupazione, il sottosviluppo, la precarietà dei diritti del lavoro, e non ultimo il fenomeno del banditismo.

                  

Comincia quindi a collaborare a diverse riviste tra cui per undici anni con la prestigiosa <<Il Mondo>>. L’anno successivo espone a Torino e nel 1960 è invitato a presentare la sua opera alla Triennale di Milano. Sempre nel 1960 viene incaricato dal direttore della rivista svizzera <<Du>> (in quegli anni una delle più prestigiose riviste internazionali di fotografia), di realizzare un numero monografico dedicato a Palermo. <<Palermo. Portrat einer Stadt von Enzo Sellerio>> lo consacra nel gotha della fotografia mondiale.

”Il mio nome su quel giornale mi ha aiutato …che un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore che si esprime per immagini …è il collegamento tra la percezione e la memoria, quello che fa la differenza fra l’essere e il non essere fotografo, fra il guardare e il vedere”.

                        

Nel 1961 entra a far parte, unico italiano, dell’ <<European Magazine Photographers>>, un’associazione che riunisce i migliori fotoreporter del tempo; nello stesso anno realizza, per il secondo canale della televisione tedesca (ZDF), un fotoreportage sulla vita quotidiana in Germania, con due fotografi di fama mondiale quali Will Mc Bride e Hiroshi Hamaya. Nel 1963 realizza ancora per <<Du>> un reportage sui Paesi dell’Etna, successivamente pubblicato su <<Panorama>> e diverse altre riviste, considerato la sua opera più importante. Sellerio è all’apice della carriera: tra il 1965 e il 1966, lavora negli Stati Uniti per riviste quali <<Vogue>> e <<Fortune>>; <<Gli emigranti>>, una delle sue fotografie più celebri, è pubblicata sul quotidiano londinese <<The Times>> su nove colonne.
Nel 1969 con la moglie Elvira Giorgianni  fonda casa editrice <<Sellerio>> che pubblica tutti i romanzi di Andrea Camilleri, che vedono protagonista il commissario Montalbano. Molti altri i grandi autori si sono affidati all’editore palermitano per le loro pubblicazioni, tra i quali anche Carlo Lucarelli, Gianfranco Carofiglio e Luisa Adorno.

                              

Nel 1971 la rivista americana «Life» pubblicò su due intere pagine la sua foto «La fucilazione», scattata nel quartiere palermitano della Kalsa, che mostra un gruppo di bambini che avevano appena ricevuto in regalo pistole giocattolo nel giorno della celebrazione dei defunti. La fondazione della casa editrice lo ha ormai distolto dalla fotografia: un progressivo distacco, interrotto soltanto nel 1973, quando realizza la mostra <<Le Madonie viste da Enzo Sellerio>>. L’ultima mostra, <<Fermo immagine>>, risale al 2007.
Di lui Vincenzo Consolo scrisse: ”la fotografia di Sellerio, come ogni vera arte non e’ naturalistica, ma e’ allusiva e metaforica”. E certamente, quando si osservano gli scatti realizzati in provincia, documento di un mondo che esisteva ancora e nel contempo, paradossalmente, eco di una realtà che non c’era più, che sopravviveva con l’esistenza fantasmatica del sogno di un personaggio di Cervantes, c’è da chiedersi se non sospettasse di essere l’ultimo a poter registrare certe scene, ambienti, paesaggi. Per questo il suo neorealismo appare spesso caricato di una valenza affettuosa, sorridente, sottilmente contrastante con il disincanto dell’uomo e dell’intellettuale.

 ” …il gioco è quella forma in cui, più che in ogni altra, la vita dovrebbe essere vissuta: per questo avevo scelto la fotografia.”

 Le sue fotografie hanno graffiato la realtà. Si vede, in una, il Palazzo di Giustizia di Palermo sbarrato da tavolacci, con dei bambini che ci giocano sopra. In un’altra dei bambini giocano in mezzo alle macerie di una casa distrutta dal bombardamento, attorno a una campana di chiesa finita lì incongruamente. Su una parete si legge la parola «Dio», come a indicare l’apocalisse. Sono fotografie che scavano e rivelano. Il brancatismo è quasi un dato di folclore in Sicilia.
Ma Sellerio l’ha affrontato con divertita ironia. In una foto si vede una donna affacciata a un balcone. Ha dei seni prominenti, che disegnano una grande curva nell’aria, parallela alla voluta sensuale di un ferro della balaustra. L’arguzia rivela il barocchismo siciliano che Brancati vedeva avvolgersi nei giri a spirale di un sillogismo a base sessuale.

                              

Certamente il suo maestro era Henry Cartier-Bresson, come lui pronto a infilare un sorriso d’ironia e sentimento in ogni scatto, lontano da qualsiasi mira oggettivante per la disciplina che si era scelto. C’era qualcosa di elegiaco nella sua maniera di raccontare la Sicilia? Certamente sì. Basta confrontare i suoi lavori e quelli di Ferdinando Scianna, più diretto, meno brutale, intriso di un umanesimo impastato di altri sentimenti, più violenti e cupi forse. Sellerio era invece il cantore di un mondo in dissolvenza che si scopriva essere miracolosamente ancora lì, un attimo prima di scomparire per sempre.
Muore a Palermo il 22 febbraio 2012.
Ci mancherà Enzo Sellerio. Ci mancherà la sua arguzia, l’intelligenza tagliente. Per i festeggiamenti dei suoi ottant’anni, una gran folla di amici si strinse attorno a lui. Vari oratori si alternavano su un palchetto. Lui taceva. Non sembrava interessato. Alla fine dovette prendere la parola. Guardò la platea. Si aggiustò la giacca. Mormorò un ringraziamento.
E subito dopo fece cadere addosso agli amici uno dei suoi micidiali epigrammi: “In questo Paese la destra è sinistra, e la sinistra è maldestra”. Non disse altro.

        


3 Risposte a“Enzo Sellerio, la mia Sicilia.”

  1. grazie Giuseppe per queste chicche 🙂

  2. molto interessante, avevo sentito parlarne ma non avevo visto le foto, grazie

  3. avatar
    Giuseppe Costanzo dice:

    E’ il capostipite di una generazione che in seguito ha avuto: Ferdinando Scianna, Melo Minnella, Letizia Battaglia, Giuseppe Leone (ma Enzo Sellerio è Enzo Sellerio). Dovessi citarne uno prima di lui ma tutt’altra generazione, lo scrittore e fotografo Giovanni Verga.

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